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Opinioni e idee

 

La vecchia signora è morta da un pezzo

Il fatto che a dirigere la Juve ci sia un Agnelli non vuol dire affatto che con la vittoria del campionato sia tornato lo stile e il fair play della Vecchia Signora. Al contrario, le dichiarazioni rusticane dell'allenatore e lo stile del giovane Agnelli, paragonabile più a Zamparini e a Gaucci che all'ironia di Gianni e Umberto, ci fanno capire che lo stile Moggi imperversa ancora. Se la Juve dichiara e scrive sulle maglie e sullo stadio che questo è il trentesimo scudetto, vuol dire che gli scudetti vinti illecitamente sono vittorie limpide. Non importa se Moggi e Giraudo hanno corrotto arbitri e hanno creato un sistema ampiamente antisportivo. Quel che conta è aver vinto, a ogni costo. Perché questo è il destino della Juve: vincere. Di fronte a tanta arroganza e alla totale mancanza di pudore, assistiamo all'ultima uscita di Moggi che dichiara che, in polemica con Prandelli, sia totalmente sbagliato per un calciatore dichiarare la propria omosessualità. Quindi, essere gay è una vergogna, ma taroccare i campionati, come ampiamente dimostrato dalle sentenze, no, è una bella cosa di cui andare fieri.

 

 

Il Cameriere di Borges

La Porta del Cameriere

 

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e poi

Quattro domande a Fabio Bussotti

L'eterna lotta tra memoria e oblio

Il Cameriere di Borges di Fabio Bussotti

Intervista con Fabio Bussotti

Recensione del cameriere

 

L'Invidia di Velàzquez

Il Quadro dei Misteri

Un giallo in piena regola, ambientato nel cuore storico di Roma. Fra erudizione e invenzione.

di Filippo La Porta.Filippo La Porta copertina left Copertina di LEFT con l'articolo a pag.74.

Finalmente un giallo -o spy story, come è scritto sulla quarta di copertina- che ci dà una mappa esatta, minuziosa di luoghi urbani. Sono personalmente grato a Fabio Bussotti perché il suo L'invidia di Velázquez (Sironi) ricostruisce un'epica dei quartieri romani dove abito e che frequento: Esquilino, Ostiense, Testaccio, il cimitero acattolico, quel risorante cinese di via Martino ai Monti, quella buca tremenda in via dei Cerchi (che ho individuato benissimo perché ogni giorno tento di evitare con la Vespa). E sono anche luoghi letterari, perché all'Esquilino si svolgeva, com' è noto, Quer pasticciaccio di via Merulana, che pure viene richiamato nel testo, e "Ingravallo", nome del poliziotto di Gadda, viene chiamato dai colleghi il commissario protagonista del giallo, Flavio Bertone, lasciato dalla moglie e goloso di anatra laccata. Sottolineo questo aspetto perché altri noir che avevo letto recentemente non danno alcuna informazione sulle città dove si svolgono, dato che la vicenda è ambientata perlopiù in qualche non luogo, ipermercato, viadotto, abitacolo di un'auto...L'invidia di Velázquez è un classico giallo, con omicidio, detective, colpo di scena, love story laterale, ma è anche un romanzo colto, tutto incarnato sul più celebre quadro di Velázquez, Las Meninas, che ha prodotto una fittissima bibliografia, qui fedelmente riprodotta e anche commentata. A Picasso accade di scoprire, con l'aiuto di un collezionista e mercante ebreo, che quel quadro nasconde un segreto, se solo gli si sovrappone una cartina di Siviglia. Porta infatti a un tesoro custodito nella cripta della cattedrale, a un patrimonio straordinario di quadri a suo tempo acquistati in Italia dal pittore spagnolo. Tra i quali c'è anche un mirabilissimo ritratto dei reali di Spagna firmato dal suo genero (e famoso copista) Mazo, che Velázquez volle rubare e poi nascondere per invidia nei suoi confronti. E così, ciò che noi vediamo riflesso nello specchio di Las Meninas non è la famiglia reale (violando ogni legge della prospettiva) ma appunto il quadro di Mazo. Un docente italiano di estetica, Vitaliano Natoli, omosessuale, capisce tutto e perciò viene ucciso. La vicenda conduce poi Bertone a Madrid, dove si imbatte nel terribile Ordine della Cavalleria di Siviglia, una volta composto da nobili cattolici e oggi da politici e finanzieri...Dopo aver letto il libro ne saprete di più su Las Meninas e vi verrà voglia di andare a Madrid. Ma i riferimenti filosofici non sono mai esibiti né appesantiscono la narrazione, lieve e intrigante. Se il quadro di Velázquez contiene un messaggio cifrato e costringe ogni spettatore a rispecchiarvisi, così il lettore di questo romanzo si trova anch'egli nei panni del pittore. Dunque, se abbiamo voglia di giocare a questo gioco, nella storia raccontata da Bussotti potremmo riconoscere la nostra stessa invidia ma anche il nostro bisogno di trovare complotti, delle trame in grado di spiegare l'insensatezza del mondo. In fondo, ogni giallo ci rassicura perché ci dà l'illusione che gli "indizi" della vita rimandino a un disegno (sia pure perverso). Indimenticabile: "Il cuore gli batteva come la batteria di Phil Collins al concerto dei Genesis".

 

20 marzo 2009

Grande folla alla Feltrinelli.

Grazie a tutti coloro che hanno partecipato a questa festa per il mio libro.  Vi abbraccio tutti con affetto e riconoscenza.

Giovedì 19 marzo 2009, grande successo per la presentazione de "L'Invidia di Velázquez" di Fabio Bussotti alla Feltrinelli in via del Babuino 39, a Roma.  Sono intervenuti Filippo La Porta, Liliana Cavani,  Miriam Iacomini, Massimo Lello, Diego Ribon, Puccio Corona, Monica D'Onofrio, Leda Bianchi, Gianni Testa, Laura Fo, Stefano Caprioli, Paco Reconti, Giacomo Rosselli, Paolo Fosso, Emanuele Salce, Paolo Lorimer, Giovanna Pini, Tullia Alborghetti, Matteo Micheli, Mauro Conte, Roberto Attias, Paila Pavese, Franco Tulli, Claudio Lupi, Fiorella Buffa, Antonella Attili, Daniela Stanga, Barbara Scoppa...e tanti altri! GRAZIE!

 

La Porta Filippo La Porta i francescani Diego, Paco, Liliana e io.la folla la folla sulle scale

miriam Miriam

reduci bottega da sin: Paolo Lorimer, Tullia Alborghetti, io e Giovanna Pini.

 

STORIE  UN VELÀZQUEZ IMMAGINARIO

dal CORRIERE della SERA Giovedì 27 novembre 2008

Parodia d'arte e delitti intorno a Las Meninas

"Las Meninas", capolavoro dell'arte e rompicapo della critica dipinto da Velázquez nel 1656, nasconde la mappa d'un tesoro? A ipotizzarlo, in obbedienza a una bizzarra trama romanzesca, sono i personaggi di questo divertimento in giallo. L'autore, imprestato alla letteratura dal teatro e dal cinema (lo si vedrà presto in tv protagonista d'una fiction), precisa di essersi preso "un gran numero di libertà" riscrivendo un capitolo della storia dell'arte.

I fatti? Un professore di estetica, tale Natoli, viene assassinato nel suo appartamento a due passi dal civico 219 di via Merulana, quello descritto nel Pasticciaccio gaddiano. Pura coincidenza? Difficile crederlo. Accorre il commissario Bertone, idealista e cornuto. C'è chi fra le alte sfere, vorrebbe liquidare l'omicidio Natoli come una "brutta storia de ricchine!". Il colpevole sarebbe (ma è troppo facile) Diego Ribonskij, legato sentimentalmente all'ucciso. Muore anche lui, però. Bertone sfida allora i suoi superiori. Incoraggiato dai fumi d'un vinello bianco e beverino lascia la pista passionale e affronta quella accademica. Scopre così che Natoli studiava da anni, con passione morbosa, "Las Meninas". Le sue teorie l'avevano condotto a conclusioni molto pericolose. C'è di mezzo una cripta, nel sottosuolo di Siviglia. Così in Spagna, nel mentre scopre trame occulte, Bertone incontrerà la felicità e i fianchi d'una quarantenne da capogiro. Si tratta d'un gioco più che d'un romanzo. L'autore vi si esibisce in una maliziosa parodia di vari generi letterari, dal saggio al racconto poliziesco.

Antonio Debenedetti

 Debenedetti Antonio Debenedetti.

 

 

 

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